#vs4 - il livello di libertà della stampa in Italia, secondo me non è poi così male.

Uno dei temi che mi è rimasto impresso è la solita polemica politica sulla libertà di stampa. Mi è rimasto impresso perché Jacopo Barigazzi, mentre faceva un bell'intervento sull'evoluzione della stampa, citava l'Italia come un paese dove non c'è libertà di stampa.

Ovviamente, da lì a poco, ecco tutti i commenti compiaciuti su twitter.

In Italia la Maggioranza controlla gran parte della televisione (non dei media): probabilmente è vero. Se dovessimo fare un grafico metterei sicuramente la TV a destra, la stampa al centro, la rete a sinistra. Poi potremmo parlare a lungo di cosa è meglio e cosa è peggio, di cosa impatta di più e di cosa meno. Qualunque sia la visione politica, invito a riflettere su due punti che secondo me rendono questo dibattito sterile.

Per prima cosa andiamo a vedere, nel concreto, l'efficacia di questa strategia: Sono così pochi i baluardi dell'opposizione in TV, da essere stati eretti a mariti del sistema, guadagnando così una visibilità ed una credibilità (ingiustificata ed immeritata) che mai avrebbero avuto altrimenti. Sulla stampa poi il risultato è ancora peggiore: per garantire un pezzo di carta a chiunque (!!!) lo Stato spende un quantità di soldi vergognosa. E non solo: il meccanismo perverso italiano fa si che, per mantenere le vendite, i toni siano sempre peggiori.  

Ma il secondo punto è quello più importante, l'onestà. Barigazzi, nel suo intervento dice: se io, che lavoro con il Newsweek, scrivo qualcosa di non vero, il giorno dopo sono licenziato. Bhè… se proprio dobbiamo dirla tutta, allora siamo più liberi in Italia dove chiunque può dire quello che gli pare senza incorrere in nessun tipo di conseguenza! Al di là di conseguenze penali e legali, quello che mi aspetterei è se non altro conseguenze professionali, come giustamente cita Barigazzi.

Allora probabilmente l'anomalia del sistema Italia non è tanto Berlusconi che controlla le sue 3 TV (ogni paese ha il suo), quanto il canone e le sovvenzioni dello Stato (che rendono controllabile l'offerta mediatica) e la totale assenza di responsabilità (e decenza, aggiungo io) da parte dei giornalisti che rappresentano l'ennesima potentissima casta italiana.

Andrea Denaro