il problema dell'immigrazione in Italia è molto più complesso di quello che sembra

Sentivo qualche giorno fa che chi emigrò negli Stati Uniti aveva voglia di patria: voglia di trovare una nuova casa, di integrarsi, magari di soffrire di nostalgia verso l'Italia, ma sentirsi a tutti gli effetti Americano.

Il problema di chi arriva in Italia è che l'Italia non è una patria. Non è un caso che l'Italia è il paese dei mille (?) campanili: grandi individualità, scarsissima identità nazionale. Le ragioni, come è noto, sono da ricercarsi nella storia di un paese che geograficamente era tale (ma neanche tanto, visto la lunghezza e varietà dello stivalone), ma che solo da pochi anni lo è politicamente parlando.

Ed effettivamente a tutt'oggi sono abissali le differenze tra nord e sud: di lavoro, di tempi, di clima, di lingua, di cultura… di tutto. Abissali. 

Dall'altra parte poi cosa abbiamo? Abbiamo le fasce più deboli ed a rischio di paesi già malmessi in partenza: gente che è costretta non tanto e non solo a dei sacrifici immensi per venire qui, ma che già viveva una vita di stenti nel proprio paese, abituata ad accettare a dei compromessi importanti pur di sopravvivere; gente abituata ad arrangiarsi alla meno peggio, spesso costretta ai margini della società e della legalità, i cui principi morali si sono scontrati con la necessità di mettere qualcosa sotto ai denti.

Non è gente cattiva per dna, ma spessissimo gente abituata a vivere, anzi a sopravvivere secondo una filosofia del mors tua vita mea.   

Se tu prendi questo tipo di persone e le metti in un paese dove le regole sono tutt'altro che chiare, dove si dice fatta la legge, pensato l'inganno, dove non esistono strade maestre di convivenza civile, dove la mafia degli uomini d'onore ricopre il ruolo di Stato… bhè il risultato è esplosivo! Ed è sotto gli occhi di tutti: gli Italiani che lottano per diventare giorno dopo giorno contro uno Stato pachidermico ed il Mondo digitale; dall'altra parte, una massa informe di persone che vivono in un paese parallelo, dove si perdono regole, identità e civiltà. 

Il fermento culturale multietnico che si vive nelle altre metropoli del mondo (New York, Londra, ma anche Buenos Aires, Sidney e Singapore) è qualcosa che mi affascina profondamente: New York è un pianeta intero concentrato in una città: puoi girare tutte le culture del mondo passando da una fermata all'altra della metropolitana, provando odori e sapori che sono lontani migliaia di chilometri, dove si creano nuove forme ed idee; a Roma, a parte il fatto che non c'è la metro, ti cambia solo il colore della tovaglia perché tanto mangi solo pizza e matriciana

L'immigrazione è un fenomeno che non solo non va bloccato, ma va anzi alimentato puntando a meno operai e più laureati! (pensiamo a quanto hanno fatto i nostri emigrati in USA!) Ma oggi, per le ragioni di cui sopra è dunque impossibile.

La colpa non è quindi nel dna di queste persone, ma nella sbiadita identità culturale di questo paese che provoca una totale assenza di regole di convivenza civile. Prima di accogliere dunque nuovi concittadini, dovremo iniziare noi stessi a sentirsi orgogliosamente e chiaramente Italiani. 

Andrea Denaro