Dagli anni 70 ad oggi, abbiamo vissuto l'epoca dell'apparire; ora arriva l'epoca del vivere.


Man mano che scrivo mi accorgo di una parola sempre più frequente nei miei post: esperienza.



Cerco di parlare di marketing, di business, di cose che funzionano (o non funzionano) ed alla fine mi trovo sempre dell'esperienza dell'utente nel fare qualcosa. Positiva o negativa, è lei che influenza la scelta di una persona.


Come O'Rielly conia web squared, io mi permetto di coniare il termine experience marketing, ovvero mi accorgo che il marketing di oggi è molto più legato a temi di CRM, nei quale è importante la relazione con il cliente (il cliente non è altro che un utente che interagisce con un servizio o un prodotto) e la sua esperienza, piuttosto che la comunicazione. La comunicazione quindi è solo una parte dell'esperienza.





L'overdose di immagini, video ed advertising dei passati anni, ora lascia in un certo senso il posto alla sostanza, al valore vero delle cose. Un prodotto non viene valutato più per la sua immagine ne per la qualità fine a stessa, ma per l'esperienza nel suo insieme (ad esempio una marca di auto viene valutata oggi anche sulla sua rete di assistenza, non solo sulle prestazioni).


In un certo senso siamo passati dall'epoca dell'apparire, all'epoca dell'esperienza. Ma l'esperienza non è altro che la vita stessa, quel breve lasso e contesto di vita (reale!) legata ad un fattore (prodotto o servizio che dir si voglia). 


E le persone, oggi, hanno veramente tante possibilità di vivere esperienze, anche molto diverse tra loro, che influenzano la loro vita.


La pubblicità è venuta dietro a questa tendenza e le campagne di successo hanno, soprattutto negli ultimi anni, lavorato sempre di più su valori ampi ed astratti che su singoli prodotti (come ad esempio l'experience che si vive ad essere cliente Barilla: la famiglia, il caminetto, etc..).


Oggi all'utente non basta più vedere, vuole toccare con mano (engadgement); vuole vivere l'esperienza di prodotto o brand, non solo sentirla raccontata. 


Ecco perché stiamo entrando nell'epoca del vivere.



Andrea Denaro