marketing sui bambini (considerazioni a valle dell'#isintrally di eni)

Come molti sanno ieri ho avuto il piacere di partecipare (ed in parte organizzare) una splendida giornata offerta da Eni in occasione del rally di Monza. Abbiamo invitato una trentina di "webbettari" doc e condiviso con loro il lancio del nuovo lubrificante.

Che centra questo con i bambini? Niente.

Tuttavia è stata l'occasione anche per portare mio figlio a vedere una giornata di lavoro di suo papà (se pur sui generis). Mi sente sempre lamentarmi dei ritardi dei voli, mi ha visto sempre uscire di corsa, spesso mi ascolta parlare di Eni o mi vede lavorare a qualche progetto. Ieri finalmente ha dato un volto a tutto questo!

La cosa che mi ha colpito è che si totalmente e follemente innamorato del marchio eni. Un bambino che si entusiasma per un marchio? "Bella novità" potrà pensare qualcuno. Come non è certo una novità che i bambini siano i primi driver di acquisto (McDonald docet).

Quello che mi ha colpito è il processo con il quale è successo tutto questo: in un certo senso lui lo ho fatto per compiacere me. Infatti nessuno ha fatto nulla per coinvolgerlo. Da solo lui ha scelto qualcosa che in casa ha legato a valori positivi (il padre, il lavoro, l'aereo, etc…)

In altri termini pensiamo sempre che i bambini si aspettano sempre cose da bambini, mentre alle volte sottovalutiamo la loro capacità di osservazione e di comprensione, soprattutto al giorno d'oggi.
Questo dovrebbe far riflettere con attenzione sia gli editori di quegli orrendi programmi televisivi in onda su stazioni come K2 (se avete un figlio evitate che li guardi!), sia chi fa il marketing delle aziende. É chiaro che parliamo di strategie di medio lungo periodo, ma i brand costruiti nel tempo sono ovviamente quelli che poi resistono molto a lungo.