Rancore o vendetta?

Piccola riflessione: quanti di noi provano, magari istintivamente, rancore verso qualcuno? Il rancore (a Roma si dice rosicare) probabilmente nasce in coloro i quali avrebbero voluto fare o dire qualcosa e non lo fanno. E si tengono questo magone dentro che si radica e ramifica.

Tuttavia il rancore è quanto di più scemo si possa fare. Davanti ad un problema, ad una sconfitta od ad un nemico o si reagisce subito, nel tempo utile, oppure meglio dimenticare: una volta che la partita è chiusa bisogna girare pagina. 

Certo, ci si può vendicare, ma la vendetta è un'arte antica e difficile: è fatta di tanta pazienza, di sangue freddo e forse anche cinismo, doti che non ben poche persone che conosco hanno veramente. 

Se il cuore ci porta a provare rancore, la mente deve invece puntare alla scelta più intelligente: il rancore inasprisce i rapporti inutilmente, incancrenisce le situazioni, ma soprattutto incupisce anima e morale. E porta al ripetersi di inutili battaglie. Quello che è stato è stato, chi ha avuto, ha avuto; chi ha dato, a dato: il passato non si può cambiare.

Le persone intelligenti non portano rancore, non conviene.