e se al cinema ci stessero preparando alla fine del mondo (quella vera)?


Facciamoci due risate. 



Leggo sul Corriere (purtroppo non è riportato anche nella versione online!) che l'anticiclone delle Azzorre sarebbe stato bloccato in Africa da una enorme zona di acqua calda.


Mi torna in mente the day after tomorrow, il bellissimo film di Roland Emmerich che racconta come in realtà il riscaldamento globale del pianeta possa portare ad una serie di conseguenze tutt'altro che prevedibili, rompendo quel delicato equilibrio che regola la nostra vita (e non la vita del pianeta stesso).








D'altro canto proprio qualche giorno fa ho visto Segnali dal futuro, dove invece scopriamo che la vita della terra è segnata e quindi gli extraterrestri salvano un piccolo gruppo di noi per ricominciare su un nuovo Pianeta.


Il cinema è furbo, sfrutta paure collettive, gli da un background scientifico, rendendole assolutamente credibili.


Ora siamo nel 2010 e quindi il prossimo obiettivo si chiama 2012 e relativa fine del mondo e quindi via con 2000 film sul tema. 


Tuttavia il 2012 è indicato da molte culture distinte tra loro come una data chiave (che poi siano realmente distinte ci credo poco, visti gli innumerevoli concetti che in realtà le avvicinano). Anche il Papa, che ultimamente ha posto nuovamente i riflettori sul terzo segreto di Fatima, aiuta a creare un clima di attesa.


A ridosso della guerra, gli americani iniziarono a produrre film ed addirittura giocattoli con il preciso scopo di educare la popolazione ad un avvenimento catastrofico piuttosto che un altro… Avranno smesso? 


Ecco appunto, facciamoci sopra due risate.


Quello che mi stupisce (veramente) è invece la voglia dell'uomo di sognare: è la nostra dote più grande, che ci permette sì di credere (e fantasticare) sulla tragicomica fine del mondo, ma anche di fare grandi progetti, di costruire il nostro futuro o, molto più semplicemente, di vederci alla guida di una bella macchina. 


L'essere uomano vuole vivere dei sogni. Ecco la base più importante del marketing.



P.s. chissà poi perché se uno pensa alla Cosa Pubblica italiana pensa alla massima inefficienza possibile, mentre se pensi agli americani ti vengono in mente il Pentagono, la Cia, l'Area 51, CSI, etc… Potere del cinema anche quello mi sa!  


  


Andrea Denaro