Ora che ci Jobs ci ha autorizzato, lo possiamo dire pure noi: flash ci ha stancato!


Leggo oggi del lancio del nuovo sito corporate di una nota casa automobilistica italiana. Per curiosità vado a sbirciare e mi accordo che è completamente realizzato in flash. Senza motivo! Peraltro mentre navighi ti accorgi ad un certo punto che alcune pagine sono fatte in html, altre in flash. Ci sono degli spunti interessanti, ma in generale non mi senti di dire che è facile da navigare. 


Almeno per me.




Io ho un Mac Book Pro di ultima generazione. Un computer potente, che mi soddisfa pienamente. Ciò nonostante il sito mi va a scatti. É normale - mi si può rispondere - flash ed Apple proprio non vanno d'accordo. Ma anche dimenticandosi per un momento del 15% di utenti che usa Mac (utenti i cui valori si richiamano molto a quello che Lancia vorrebbe essere), ancora non capisco il senso di fare dei siti in Flash nel 2010. 


Siamo finalmente nell'era del contenuto, non della forma. Da Youtube, a Facebook, addirittura Heavy.com: tutti ci insegnano che l'utente non si stupisce più a vedere le macchinine che lampeggiano; l'experience non più data dalla canzoncina; l'experience è guidata dai contenuti, dai servizi, dal network… Non dai fiocchetti.  


Uno dei miei primi clienti faceva commercio elettronico. Era il periodo del boom di Flash e Javascript (2002), ma questo sito era completamente html quanto più semplice possibile. E faceva molti molti molti più soldi di qualsiasi altro sito in flash al mondo. Anzi, era uno dei siti europei che guadagnava di più. Non fatturava di più, guadagnava di più. E non perché avesse le lucente fosforescenti: aveva un sito perfetto in ogni dettaglio, molto chiaro, semplicissimo da usare. Ed aveva dei prodotti ad un prezzo eccezionale.


Dopo 10 anni ancora non lo abbiamo capito. Anche io litigo quotidianamente con gente che pensa prima al pacchetto e poi al contenuto. É sbagliato. Potrei dire che è il tipico errore dell'agenzia tradizionale. Il pacchetto deve mettere in luce i valori del contenuto, non oscurarli e soprattutto non raccontare balle. 


Andrea Denaro