Il paradosso dei prezzi in Italia

Negli anni 80, in momenti di crisi, svalutavamo la nostra vecchia lira. Così accadeva che i beni di prima necessità, se prodotti in Italia, erano discretamente accessibili, quelli prodotti all'estero erano ovviamente cari. Oggi invece è tutto caro, indipendentemente da dove è stato prodott. Paradossalmente, quello che costa poco sono invece i servizi, ovvero quelle attività fatte direttamente dall'uomo: dall'operaio, alla colf, al medico, etc... Nel mio ultimo viaggio in USA mi sono accorto di come invece, in una società economicamente più solida, dovrebbe essere vero il contrario.

Un amico paga quasi 40$ l'ora per le pulizie di casa, contro i 7-10€ che si pagano in Italia. Sempre sullo stesso mood, un primo impiego in determinati ambiti (e non pochi) non parte a meno di 40/50 mila dollari anno (parlo di lordo), contro di 20 di un Italiano (ammesso cheil lavoro lo trovi). (E tutto questo senza tenere conto degli eccessi della Silicon Valley, dove un programmatore di medio livello alla prima esperienza può guadagnarne anche 150; così come non parlo della differenza tra i due paesi sul netto realmente percepito, che affossa ancora di più il povero lavoratore Italiano).

Al contrario i beni di consumo, dall'elettronica allo sport, costano proporzionalmente molto meno che qua. Esistono beni più cari, ma sono quelli appunto dove l'apporto umano è elevato; tutti gli altri sono giorno dopo giorno meno cari e l'incremento di prezzo viene giustificato da qualche tipo di miglioria.

È dunque un modello più sano dove viene premiato l'impegno e la genialità umana, rispetto all'automazione industriale. C'è concorrenza tra chi produce, e si impegna a produrre a costi sempre più ridotti, ma c'è anche concorrenza tra chi lavora e cerca di vendere la sua professionalità sempre meglio.

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