Intanto obblighiamo le aziende a lavorare con regolari contratti, poi penseremo ai tempi di pagamento

L'Italia è il paese dei paradossi, di Pulcinella e degli spaghetti, non certo dei professionisti. La situazione politica in cui stiamo è a dir poco nauseante. Settimane, mesi, per cercare di conquistare una poltrona ed intanto le aziende falliscono una dopo l'altra.

Ma tanto chissenefrega.

E questo vale per tutti gli schieramenti. Fanno le battaglie per l'acqua pubblica, per gli stipendi di 600 persone su 60 milioni (!!!), ma sul diritto ad essere pagati, il diritto ad avere i propri soldi,  niente di più, quello è un problema che non riguarda nessuno. 

È il paradosso di un paese troppo preoccupato a capire i nuovi equilibri politici, i nuovi potentati e clientelarismi, per pensare a come non morire.

In Italia stiamo preoccupandoci di capire se mai una fattura potrà essere pagata (come è giusto!) entro qualche giorno dalla prestazione, quando molto semplicemente il trucco è non firmare nemmeno i contratti, far lavorare, strozzando, i propri fornitori. Pagare a 30 giorni? Certo che problema c'è, se poi tanto tra l'esecuzione della prestazione e l'emissione della fattura fanno passare 4 mesi?  

Capito dove è l'ipocrisia (colpevole o meno non mi interessa)? Facciamo vedere che ci interessiamo, tanto poi: scritta la regola, trovato l'inganno.

E pensato quanto è difficile tentare di essere eticamente corretti in questo sistema dove sei tra l'incudine ed il martello: incudine perché io gli impegni con i miei dipendenti li rispetto giorno per giorno, così come cerco in tutti i modi di rispettare quelli con i miei fornitori, mentre dall'altra parte i clienti scappano.

Evviva i cervelli in fuga.